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16 settembre 2008

Beth Gibbons & Rustin Man - Out Of Season

Ci sono dischi che sembrano essere suonati tutti in punta di dita. Le corde della chitarra appena sfiorate, i tasti del pianoforte accarezzati, la batteria suonata a tocchi leggeri, la voce sussurrata.
E quando le cose sono così semplici, rarefatte, si rischia sicuramente di scivolare nell'insignificante, ma se si ha sensibilità e estro nel saperla esprimere, si può davvero toccare il sublime, come in questo caso.
Lei è Beth Gibbons, voce e una delle due anime dei Portishead. Questo disco è del 2002, e allora il suo gruppo latitava dalle scene da cinque anni.  Non si avevano più notizie , lo scioglimento non era mai stato annunciato, ma tutto faceva pensare che la loro avventura fosse conclusa. Poi quest'anno i Portishead sono tornati alla ribalta con un nuovo disco, ma nel frattempo Beth aveva dato alle stampe questo piccolo gioiello.
Lui, Rustin Man, è Paul Webb, bassista di quei Talk Talk che compirono il rarissimo miracolo di portare una band dai fasti canzonettar-commerciali a episodi di altissimo livello artistico con gli ultimi due album.
Questi due personaggi dalla sensibilità non comune si sono incontrati musicalmente una sola volta, poi le loro strade si sono nuovamente separate[*], come nello stile dei rispettivi gruppi che hanno sempre centellinato le loro uscite, ma per  fortuna questo incrocio ha lasciato una traccia sfolgorante.
Le atmosfere sono rarefatte, autunnali, eleganti, acustiche, spesso folk, a volte jazzy, sempre appassionanti.
Dicevo che il disco è un piccolo gioiello, come quelli che si portano con discrezione e stile, ma che, se illuminate di luce giusta, se ascoltate con la meritata attenzione, sanno donare splendenti bagliori e trasportare nelle mai troppo frequentate lande della musica eccellente.
Regalatevelo per questo autunno, ne sarà la malinconica colonna sonora.

[*] Si dice che Beth e Paul siano compagni anche nella vita. Non lo sapevo e non ho trovato altre conferme. In ogni caso questo è il loro unico lavoro insieme.

30 aprile 2008

Portishead - Thrid

Purtroppo non ho molto tempo per scriverne quanto vorrei, ma, se non fosse che i due ascolti che gli ho dato finora sonoun po' pochi per sbilanciarsi così tanto, non esiterei a dire che questo disco è un vero capolavoro.
Si sono fatti aspettare dieci anni, durante i quali il gruppo non si è mai ufficialmente sciolto, ma che davano ben poche speranze a chi attendeva la registrazione di un nuovo album.
Poi un mesetto fa la notizia è diventata ufficiale: i Portishead avevano registrato un nuovo album che sarebbe uscito il 28 aprile. Giuro (e l'ho detto) che la mossa mi lasciava abbastanza diffidente: gruppo di discreto successo e di indubbia ed eccelsa qualità sparisce dalla scena per un decennio, per tutto questo tempo si mormora di registrazioni fantasma, poi smentite, poi riconfermate, ma mai ufficialmente, concerti, video, lavori solisti, e infine, con alti squilli di fanfara si annuncia la reunion e il nuovo disco. Ovvio che il sospetto della solita mossa per rimpinguare le casse di ex-musicisti bolliti è stato il primo ad affiorare.

E invece no. Il terzetto (o quartetto, dipende se oltre a Gibbons/Barrow/Ultey si tira dentro o no pure McDonald) era stato in silenzio per la ragione più nobile possibile per un gruppo di musicisti: non aveva niente da dire(*).
E poi, quando l'ispirazione, la voglia di fare musica, di lavorare ad un progetto, di dire qualcosa, sono diventati una vera urgenza, il lavoro è stato fatto, e che lavoro!
Di nuovo, come ai tempi di Dummy, spiazzano per la loro originalità, per la loro capacità di inventare e sorprendere, mischiando suoni, stili e strumenti con un'intelligenza e un estro sublimi.
Nessun revival quindi, nessun dejà entendu, niente che faccia pensare ai vecchi Portishead, non sarebbero nemmeno riconoscibili se non fosse per l'inconfondibile timbro di Beth Gibbons. Suoni modernissimi o vecchissimi, ritmi sghembi o semplicissimi, mai nessuna paura di spingersi oltre i canoni della musica ordinaria, assalti violenti alle viscere e alle ossa, repentini ed inesorabili salite verso il caos e placide planate incontro all'armonia.
Descrivere questo disco è praticamente impossibile, troppo difficile e coraggioso (altro che operazione commerciale, questo è il lavoro meno accessibile dei loro), troppo complicatamente e straordinariamente bello.
Concludo con una foto qui sotto della fascinosissima Beth Gibbons. Si merita tutta l'ammirazione possibile.

(*) In realtà le ragioni sono anche e soprattutto altre: stress, crisi personali e familiari, stanchezza... ma in fondo, dal punto di vista artistico, il fatto è proprio quello: non avevano niente da dire e, piuttosto di dire cose inutili, come troppo raramente si fa, non hanno detto niente.

31 marzo 2008

L'angolo della nostalgia (e del presente, e del futuro prossimo)

A chi si beava del fenomeno trip-hop durante gli sfuggenti anni '90, non sarà probabilmente sfuggita la notizia dell'imminente pubblicazione del nuovo album del Portishead, prevista per il 28 aprile. Chiaro che il sospetto di reunion commerciale aleggia come il sentore di fritto in un ristorante cinese, ma se si condivide almeno un po' della stima che il sottoscritto nutre nei loro confronti, un minimo di fiducia preconcetta gliela si deve.
Intanto il nuovo lavoro lo stanno portando in giro in un tour che ieri è passato per Milano e stasera per Firenze.
Sul sempre attento blog del boss si trova qualche pensierino sulla data di ieri e pure un filmato (fatto al telefonino, ma di qualità sonora non pessima) del momento Glory Box, che conferma che i ragazzi, e soprattutto la fascinosissima Beth Gibbons, sono sempre all'altezza del loro nome.