10 febbraio 2010

Aiutarli nel loro paese

C’è una frase che mi dà particolarmente sui nervi quando le chiacchiere a tavola vanno oltre la meteorologia e si dirigono in territori un po’ più ostici o appassionanti, quali i temi sociali, la povertà, l’immigrazione. Questa frase assume dettagli ogni volta diversi, ma si riassume grossomodo nello standard “Io sì che sono per aiutare quella gente, ma a casa loro!” e giù a condire questa storia con considerazioni quali “evitare di essere sradicati dal proprio paese”, “i legami culturali e famigliari”, “le proprie usanze” e così via.
Tutti discorsi che hanno pure la loro fondatezza, ci mancherebbe. Quello che mi dà sui nervi è che, ad essere ottimisti, nel 95% dei casi si tratta di pura ipocrisia che non nasconde altro che un “Se se ne stanno là a casa loro, sono altri a doversene occupare, il Governo, la CRI, l'ONU... E io non sono costretto a sentirne la puzza”.
Questo atteggiamento mi dà sui nervi, dicevo, ma più che altro perché quell’ipocrisia si nasconde molto bene dietro un reale paravento. Tutte le giustificazioni che si danno sono verissime, il modo migliore per aiutare qualcuno è quello di riuscire a migliorare la sua condizione nel luogo in cui vive, sia essa una questione politica (dittature, guerre civili) o economica (pura povertà), perché questo miglioramento potrebbe essere un volano in grado di innescare circoli virtuosi capaci di risollevare le sorti di intere aree geografiche e alla fin fine evitare, o anche solo ridurre, la necessità di emigrazione verso paesi stranieri e lontanissimi da ogni punto di vista. Perché per chiunque debba affrontarli, quei tipi di emigrazione sono dei veri drammi, non c’è dubbio.
Ora ho trovato un modo per rendere effettivo quell’”aiutiamoli a casa loro” e si tratta di Kiva.org, un’associazione che si occupa di microcredito in tutto il mondo.
In pratica funziona così:
1) Varie associazioni si occupano di individuare dei piccoli imprenditori nel terzo mondo che necessitano di un finanziamento per avviare o sostenere una qualsiasi attività. Si noti che queste persone non hanno alcuna possibilità di accedere a forme di finanziamento di tipo bancario, non avendo possibilità di dare alcuna garanzia (immobili, stipendi, conti correnti attivi ecc. Provate voi ad ottenere anche qua un mutuo senza quella roba) o neanche essere in grado di accedere alla burocrazia, in quanto analfabeti.
2) Queste associazioni segnalano l’imprenditore e la sua necessità di credito sul sito Kiva.org (di fatto spesso capita che queste associazioni PRIMA finanzino loro stesse l’imprenditore e POI lo segnalino sul sito).
3) Chiunque di noi può scegliere uno dei tanti imprenditori segnalati e elargire il proprio finanziamento (taglio minimo 25$)
4) L’imprenditore poi restituisce il credito nel tempo

Si noti che il tasso di restituzione è molto alto, circa il 98% (che pare che sia davvero molto alto), quindi nel giro di mesi i soldi ritornano sul conto del finanziatore (noi) che può poi decidere di fare un altro finanziamento o di riprendersi i soldi.
Quindi si tratta di un PRESTITO, non di beneficienza. E i vantaggi di questo tipo di operazione sono molti, al di là del fatto che non sono soldi persi per chi finanzia. Si tratta di un impegno che mantiene alta la dignità dei beneficiari, ne stimola l’impegno imprenditoriale e responsabilizza i finanziatori a non lasciare soldi a fondo perduto di cui non si può conoscere l’effettiva destinazione.
Finisco col dire che si tratta di un sistema molto serio e ben strutturato. Di ogni possibile finanziamento sono indicati i dettagli del progetto imprenditoriale (è una parolona, ma a volte si tratta di attività molto semplici), la valutazione del rischio del prestito, la valutazione del partner coinvolto, statistiche sulla stabilità della regione in cui l’impresa ha sede, ecc.

Io, novello e microscopico Bill Gates, ho iniziato finanziando un gruppo di donne imprenditrici nel sud del Costa Rica che sperano con i soldi ricevuti di avviare o incrementare le loro attività di taxista, ristoratrice, venditrice di cosmetici.
Qui sotto un immagine delle "mie" imprenditrici. In bocca al lupo ora!

1 commenti:

Gianni ha detto...

ciao Luca,
sono Gianni, ti ricordi di me? In Ferrero, Tesoreria...
Ho letto il tuo post su "stranieri a casa loro & microcredito". Se ti interessa il tema, io adesso lavoro per una società di microcredito a Torino (PerMicro), è un'esperienza molto interessante anche se con differenze sostanziali con il microcredito fatto in paesi del sud del mondo. Ti segnalo anche un altro filone, quello del commercio equo e solidale che sicuramente ne sarai entrato in contatto in qualche modo: un'altro modo di creare sostenibilità (sotto diversi aspetti) alle famiglie del sud del mondo.