
Esercizio di coerenza: i nani e le ballerine si allineano alla spiritosaggine del capo.
alla deriva nel mare magnum

Non mi ero accorto che nella Finanziaria sono stati tolti 134 milioni alla scuola privata cattolica. Ammetto una mia colpa: cercheremo di non togliere i finanziamenti alla scuola cattolica: è una libertà per tutti.Capito? Alla scuola pubblica si chiude il rubinetto; alla privata (cattolica, eh) no.
Io sono uno di quelli a cui ogni tanto succede di saltare sul carro del morto.
È bello ricevere una bella notizia appena alzati.
No, cavoli, a parte gli scherzi, speriamo bene.
E poi ne approfitto per fare una piccola cronaca degli osceni, truculenti, immondi e turpi fatti occorsi durante l'orgiastica celebrazione del 31 ottobre scorso.
Proprio ieri, con l'approssimarsi della ricorrenza di Halloween, sono andato a rileggermi quello che scrissi un anno fa, nella stessa occasione.Chiesa, allarme HalloweenMa questo è solo il titolo, opera del titolista. Allora passiamo al virgolettato:
Attenzione alla pseudo festa di Halloween esaltata il 31 ottobre come un apparente carnevalata mentre nasconde un grande rituale satanico collettivoE poi:
Il sistema imposto di Halloween proviene da una cultura esoterico-satanica in cui si porta la collettività a compiere rituali di stregoneria, spiritismo, satanismo che possono anche sfociare in alcune sette in sacrifici rituali, rapimenti e violenze
Una cultura di morte viene promossa anche con Halloween dove il mondo dei minorenni è il più a rischio ed esposto
La morte infatti non va esorcizzata anche con queste sagre. Essa va affrontata nella crudezza della sua realtà.
"Se proprio non fosse evitabile, la festa di Halloween poteva trovare spazio in altra data. La sovrapposizione smaschera la chiara intenzione di soppiantare la festa di tutti i Santi e quella consecutiva dei defunti”. Questa, per mons. Zenti, “è sopraffazione. Che è di altra natura rispetto ai valori della democraticità. Con il fondato timore che la stessa protesta si risolva in un boomerang: potrebbero accusare chi protesta di intolleranza. E anche questa logica iniqua sa di dittatura."Allora, facciamo così: oggi pomeriggio, intorno al tramonto, Revigliasco Torinese (il paese in cui abito) verrà invaso da bambini mascherati e gioiosi perlopiù accompagnati da mamme, che andranno in giro a chiedere a negozianti e abitanti qualche caramella, sotto la minaccia di chissà quali sadiche ritorsioni (Dolcetto o scherzetto).
Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico
Più che altro una segnalazione, anche se il disco meriterebbe più attenzione.
Andrea è un mio Amico (A maiuscola non casuale). Lo dico subito per evitare polemiche o spiritose scoperte dell'acqua calda. Però questo non mi spingerebbe a parlare bene di un suo libro se non fossi convinto che se lo merita. Piuttosto farei finta di niente e starei zitto (aurea regola che cerco sempre di seguire, da sempre).In città, un cantiere stradale opera su una rotonda. Probabilmente i lavori sono terminati e il cantiere sta smantellando, infatti un operaio piuttosto robusto, in tuta blu e maniche della camicia arrotolate fino ai gomiti, raccoglie i coni di segnalazione a strisce bianche e rosse intorno alla rotonda, infilandoli uno dentro l’altro. Mentre sta per raccogliere il terzo o quarto, improvvisamente si ferma: infilato sull’apertura alla sommità del cono a terra, c’è un fiore rosso, forse un garofano. Se infilasse il cono dentro a quelli già raccolti che imbraccia con la mano sinistra come stava per fare, lo schiaccerebbe. Allora, con la mano libera lo raccoglie e cerca di infilarselo in una tasca, o meglio, in un occhiello della tuta, ma il gambo del fiore è troppo lungo.
È per me un periodo fertilissimo questo, uno di quelli in cui le scoperte musicali sono tante da superare quasi la mia capacità di assimilarle (e qui si aprirebbe un bel discorso su una certa "bulimia" musicale, sgradevole patologia che ha addirittura il potere di fare perdere il gusto della musica che si ascolta) e in questa cornucopia musicale ho scoperto questo tizio che arriva dalle polverose ed aride pianure degli Stati Uniti centrali, quei panorami battuti dal vento dove un uomo siede sulla veranda della propria casa in legno, gli stivali impolverati appoggiati alla balaustra e il cappello calato sugli occhi.