17 settembre 2008

Tenetevi forte

Un certo Joseph Stiglitz, premio nobel per l'economia, mica un patàca qualsiasi, dice:
"La caduta di Wall Street sta al fondamentalismo del mercato come la caduta del Muro di Berlino è stata al comunismo"
e se andiamo a vedere cosa ne è stato del comunismo dal 1989 a oggi, mi sa che ora si inizia davvero a ballare.

16 settembre 2008

Beth Gibbons & Rustin Man - Out Of Season

Ci sono dischi che sembrano essere suonati tutti in punta di dita. Le corde della chitarra appena sfiorate, i tasti del pianoforte accarezzati, la batteria suonata a tocchi leggeri, la voce sussurrata.
E quando le cose sono così semplici, rarefatte, si rischia sicuramente di scivolare nell'insignificante, ma se si ha sensibilità e estro nel saperla esprimere, si può davvero toccare il sublime, come in questo caso.
Lei è Beth Gibbons, voce e una delle due anime dei Portishead. Questo disco è del 2002, e allora il suo gruppo latitava dalle scene da cinque anni.  Non si avevano più notizie , lo scioglimento non era mai stato annunciato, ma tutto faceva pensare che la loro avventura fosse conclusa. Poi quest'anno i Portishead sono tornati alla ribalta con un nuovo disco, ma nel frattempo Beth aveva dato alle stampe questo piccolo gioiello.
Lui, Rustin Man, è Paul Webb, bassista di quei Talk Talk che compirono il rarissimo miracolo di portare una band dai fasti canzonettar-commerciali a episodi di altissimo livello artistico con gli ultimi due album.
Questi due personaggi dalla sensibilità non comune si sono incontrati musicalmente una sola volta, poi le loro strade si sono nuovamente separate[*], come nello stile dei rispettivi gruppi che hanno sempre centellinato le loro uscite, ma per  fortuna questo incrocio ha lasciato una traccia sfolgorante.
Le atmosfere sono rarefatte, autunnali, eleganti, acustiche, spesso folk, a volte jazzy, sempre appassionanti.
Dicevo che il disco è un piccolo gioiello, come quelli che si portano con discrezione e stile, ma che, se illuminate di luce giusta, se ascoltate con la meritata attenzione, sanno donare splendenti bagliori e trasportare nelle mai troppo frequentate lande della musica eccellente.
Regalatevelo per questo autunno, ne sarà la malinconica colonna sonora.

[*] Si dice che Beth e Paul siano compagni anche nella vita. Non lo sapevo e non ho trovato altre conferme. In ogni caso questo è il loro unico lavoro insieme.

15 settembre 2008

Un piccolo passo per l'umanità, un grande passo a casa mia

Ieri Carlotta ha imparato ad andare in bici.
Eccola raggiante sulla sua meritata Decathlon B'Twin 16" Princess, rigorosamente senza rotelle:
P.S. I sensibili di cuore evitino ingrandimenti su sbucciature e lividi su ginocchia e tibie.

10 settembre 2008

volcano! - Paperworks

Tre anni fa mi avevano deliziato con lo splendido Beautiful Seizure e pochi giorni fa sono usciti col loro secondo album, Paperworks.
I volcano! sono un trio di Chicago, essenzialmente chitarra+voce, basso e batteria, ma che, almeno in studio, mischia volentieri tastiere, sax, tuba e altre diavolerie per colorare i suoni.
Il risultato è una musica sghemba e disarticolata, al confine tra noise e rock che riesce a non essere mai irritante pur stando sempre al di fuori dei canoni normali della canzone. Ne vengono fuori pezzi bellissimi ricchi di cambio di ritmo e di invenzioni sonore, appassionati e appassionanti. Niente di troppo orecchiabile eh, si intenda, a parte il cantato di alcuni brani, a volte. Il primo album era infatti più spigoloso e ostico, con questo certi meccanismi si sono un po' più oliati e i brani scorrono via in maniera appena un po' più accessibile, senza comunque mai sbracare nel troppo semplice.
Un gran disco, per una band che si conferma grandissima anch'essa. E sconosciutissima ovviamente. Speriamo che ora almno un po' più di luce le possa arrivare. Se la merita tutta.

9 settembre 2008

Girl Talk, lo schema di What's All About

Qualche giorno fa parlavo di Girl Talk e del suo album-patchwork.
L'indispensabile Wired pubblica uno schema per decodificare uno dei pezzi dell'album, What's All About.
Ecco qua:

P.S. Sto provando Chrome. Una figata, davvero. Mi sa che per il mio fido Firefox sono in arrivo brutti tempi.

8 settembre 2008

Revolussioner!

Ci sono cazzate che trovo ancora più geniali di certe cose reali.
Questa per esempio:

Se girate un po' per il sito (ma appena un po', non c'è molto da vedere oltre la prima pagina) scoprirete che il lancio è previsto per il 2239.
Ci vuole solo un po' di pazienza, ma si sa, il buon vino se la merita.

Domani non mi faccio la barba

...e non mi metto manco la cravatta.
Forse lo sapete già, e se non lo sapete ve lo dico io: mercoledì prossimo, il 10 settembre 2008 il mondo finirà a causa di un giochino che gli apprendisti stregoni del CERN di Ginevra si apprestano a fare, tanto per vedere come va.
Pasticciando con la natura e le sue trame più nascoste, il giocattolo finirà per scoppiargli in mano e la conseguenza di questo sarà un bel buco nero che inghiottirà la terra, i suoi abitanti e la lettera di richiamo che mi faranno domani per essermi presentato in ufficio in abbigliamento non consono.
Non ci credete? Guardate qua, lo dice pure il Corriere:

Ovviamente si tratta di una bella quanto affascinante balla, lo spiega Piero Bianucci in un articolo che comunque il titolista si è premurato di mantenere sensazionale:

Ma la cosa è poi spiegata egregiamente da Amedeo Balbi, uno al cui blog vale davvero la pena di abbonarsi:
L'avete sentito, no? Ne parlava ieri il New York Times, e oggi hanno ripreso la notizia anche i nostri quotidiani. (In rete ho visto che se ne accennava qui e qui.) Se non fosse bastato Dan Brown a dipingere il CERN come un covo di gente che prepara l'apocalisse, adesso ci si sono messi anche i signori Wagner e Sancho. I due hanno intentato causa per il rischio che LHC produca mini buchi neri che potrebbero distruggere la Terra (sono recidivi, perché hanno già perso una causa analoga contro il RHIC). Ora, la cosa non è una novità, in quanto le prime speculazioni teoriche sulla produzione di mini buchi neri al CERN risalgono al 2001. Ma il punto è che tutti gli studi condotti per accertare possibili conseguenze nefaste hanno mostrato che non c'è nessun rischio reale. Perché? Intanto perché la produzione di mini buchi neri è del tutto ipotetica. Poi, perché LHC non farà altro che prendere protoni e sbatterli l'uno contro l'altro a velocità prossime a quelle della luce. La stessa cosa la fa, da miliardi di anni, l'universo: i raggi cosmici che giungono in continuazione sulla Terra, sulla Luna e su qualsiasi altro pianeta non sono che particelle cariche pesanti accelerate a velocità altissime. Ma la Terra e la Luna sono lì da miliardi di anni, come chiunque è in grado di constatare. Il fatto è che buchi neri così piccoli come quelli che potrebbero essere prodotti da LHC scomparirebbero in un tempo brevissimo a causa del fenomeno di evaporazione di Hawking. E anche se non evaporassero, attraverserebbero la Terra a una velocità tale da non avere il tempo di interagire con niente. E anche se, per un caso assolutamente improbabile, uno di quegli ipotetici mini buchi neri rimanesse intrappolato all'interno del nostro pianeta, il danno che potrebbe fare sarebbe ben poca cosa (al massimo, avendo a disposizione tutto il tempo trascorso dall'origine dell'universo a oggi, miliardi di anni, potrebbe ingoiare appena un milligrammo di materia.)
Come al solito: catastrofismo più tecnofobia uguale bufala.

Mi sa che domattina il rasoio mi toccherà usarlo.

4 settembre 2008

Traduzioni

Questa è davvero bella:

a quanto pare la scritta in cinese significa semplicemente "Ristorante". Poi evidentemente, per avere la traduzione in inglese hanno usato un qualche servizio on-line che, in quel momento, aveva dei problemi al server. Pare poi che il cinesino in questione non si sia preoccupato minimamente di verificare che la traduzione fosse decente (io di solito faccio la prova inversa, cioè metto la parola tradotta e chiedo la traduzione inversa per vedere se almeno ci siamo come significato).
Meraviglie dell'era moderna.

3 settembre 2008

Girl Talk - Feed The Animals

Questo è uno dei dischi più curiosi che mi sia capitato di ascoltare. È il trionfo del campionamento. In pratica tutte le canzoni sono dei solidissimi collage fatti di frammenti, autorizzati o no, di altre canzoni. Ne viene fuori un album notevolissimo, diciamo in ambito techno-pop, molto più piacevole di quanto si potrebbe immaginare, pensando a dei frankestein del genere.
E chiunque abbia mai giocato con samples, sequencer o semplici montaggi, sa benissimo quanto un tipo di operazione di questo tipo possa essere faticosa. E quanto complicato sia giungere a un risultato decente.
Le canzoni sono di per sè già molto divertenti e gradevoli. Ancora più divertente è poi il giochino di riconoscere quanti più frammenti possibile all'interno di ognuna. Alcuni sono dei veri tuffi al cuore di nostalgia. Poi se uno vuole la matassa già sbrogliata, l'impagabile Wikipedia fornisce la lista completa dei samples con tanto di timing.
Il metodo di distribuzione dell'album è infine la cosa forse meno originale del progetto. À la Radiohead: paga quanto vuoi, pure $0,00, se vuoi (in questo caso ti viene solo chiesto di dire perchè hai scelto quella cifra).
Lo trovate qui. Ascoltatevelo, ne vale la pena.

1 settembre 2008

Charles Mingus - The Black Saint And The Sinner Lady

C'è una sorta di giochino che si svolge spesso in ambito musicale (ma anche letterario o a volte cinematografico) in cui si tratta di scegliere i 5 dischi "da isola deserta". In pratica: se ti trovassi a potere ascoltare la musica di soli 5 album per un lungo periodo di tempo, quali sceglieresti?
La scelta ovviamente di solito ricade nella zona dei propri album preferiti; io personalmente aggiungerei a questa caratteristica, pure quella di essere dischi che non ci stancano mai, quelli che ad ogni ascolto ne scopri qualche dettaglio ulteriore, qualche sfumatura nuova. Altrimenti, per belli che siano, se non ci danno più sorprese, alla lunga diventano inascoltabili.

In questi ultimi scampoli di vacanza mi sono trovato in una situazione vagamente simile a quella dell'isola deserta: poca disponibilità di musica di mia scelta e pochi momenti (quindi da dosare con cura) per dedicarmici.
Infatti il caso ha voluto che un po' di tempo fa avessi caricato sul mio telefonino l'album in oggetto. Poi, resomi conto che la qualità della riproduzione non era eccezionale, non ho aggiunto altra musica al dispositivo. Così in questi giorni, non essendomi portato dietro l'altro lettore, quello più zeppo di materiale, mi sono trovato a disporre di solo questo disco da ascoltare e mi ci sono dedicato con più impegno di quanto non avessi fatto quando l'avevo comprato.
Si tratta infatti di un disco impegnativo, non tanto all'ascolto in sé, quanto per la mole impressionante di invenzioni, sorprese, dettagli, colori e forme espressive che vengono proposti durante i 40 minuti dell'opera.
Inizialmente Mingus la pensò come un unica suite da abbinare addirittura ad un balletto, poi la sua megalomania scese a patti con esigenze pratiche e si "accontentò" di ridurla a 6 movimenti, di cui gli ultimi 3 costituiscono un unica traccia senza soluzioni di continuità. L'autore la definì una sua autobiografia dalla nascita al suo incontro con Parker e Gillespie, altri ci vedono la storia dell'oppressione dei neri e lo sfogo della mente follemente geniale di Mingus.
Io non so, trovo già sufficiente entusiasmo a lasciarmi trasportare dalle urla delle trombe in sordina (questo sì, evidente citazione e omaggio a Duke Ellington), alle accelerazioni, ai repentini cambi di atmosfera, agli improvvisi interventi della chitarra flamenco, al pianoforte, alle tempeste free-jazz e ai momenti di pura e precisissima orchestrazione, senza lasciarmi andare ad ulteriori intrerpretazioni, e vi assicuro che è già una gran bella esperienza.

Mingus lavorò a questo album come facevano i grandi di quel tempo: fornì vaghe indicazioni ai musicisti e si affidò al loro estro creativo per i dettagli, in modo da lasciare a naturalezza e creativtà la libertà di esprimersi al massimo livello. Poi però, visto che lui era un precisino e questo sistema lo convinceva sì, ma non proprio del tutto (nei primi anni della sua carriera cercava di fare suonare ai musicisti esattamente le cose che voleva lui, come da spartito, ma con risultati non soddisfacienti dato l'esprit libre tipico dei jazzisti), alla fine fece un meticoloso lavoro di post-produzione che gli permise di di giungere a quello che molti considerano il suo capolavoro.

Io il giochino dell'isola deserta non l'ho mai fatto seriamente (magari un giorno di questi...), ma di sicuro questo disco entrerebbe nella selezione. E se gli organizzatori fossero tanto sadici da imporre un unico disco, beh, forse porterei proprio questo.

22 agosto 2008

Campione vero

Interrompo questo periodo di vacanza (=assenza) dal blog per celebrare l'impresa di Alex Schwazer sulla 50km di marcia.
Sono sempre più convinto che le Olimpiadi siano il più bello spettacolo del mondo, e la vittoria di oggi (questa notte in realtà) è una delle emozioni sportive più intense che io abbia provato da un sacco di tempo.
Ho ancora la gola che mi fa male per il groppo che ho avuto.

28 luglio 2008

Ciao Randy, e grazie di tutto

Randy Pausch si è arreso.
Ne avevo parlato diversi mesi fa, quando ero venuto a conoscenza della sua ammirevole storia. Per chi non lo sapesse, a quest'uomo, all'apice della sua carriera e della sua vita, è stato diagnosticato un cancro al pancreas presto rivelatosi incurabile. Questa scoperta si è poi trasformata in una di quelle sentenze inappellabili e tremende che possono avere anche la forza di ucciderti prima del tempo: "le restano pochi mesi di vita".
Randy, di fronte a questa dichiarazione, anziché perdesi d'animo, o meglio oltre a perdersi d'animo, ha reagito in maniera straordinaria producendosi in una lezione (the Last Lecture) presso la sua Università, la Carnegie Mellon, in cui si è accomiatato dagli studenti e ha spiegato loro come realizzare i propri sogni.
Dopo quella lezione, pubblicata su YouTube e poi stampata su libro, Randy è diventato suo malgrado molto famoso e sono stati innumerevoli gli attestati di stima che gli sono stati tributati durante i mesi successivi, permettendogli di realizzare ancora alcuni dei suoi desideri e di rendere a se e alla sua famiglia meno doloroso questo periodo di commiato.
Poi alla fine, tre giorni fa, il cancro se l'è portato via definitivamente.

Da quando ho saputo della sua storia mi sono sempre tenuto aggiornato sul suo blog in cui raccontava le cose che gli capitavano giorno per giorno (ha incontrato i Police, ha fatto immersioni subacquee, ha incontrato personalità,..). C'è stato un periodo in cui le cose sembravano addirittura migliorare, ha superato con brillantezza i "sei mesi massimo" che gli avevano pronosticato, tanto che a un certo punto in cuor mio ho incominciato a sperare che si realizzasse uno di quei "miracoli" che forse ogni tanto capitano.
Invece pian piano gli aggiornamenti al blog sono diventati sempre più sporadici, fino a che, dopo un mese di silenzio, è arrivata la notizia della sua morte.

Al di là della sua vicenda umana, ammirevole e esemplare per tutti noi (cercate sul blog una sola immagine in cui non sorrida, che emani anche solo poco meno che una gran gioia di vivere. Attenzione: gioia di vivere, non solo voglia di vivere), mi ha dolorosamente colpito la precisione con cui i medici sono stati in grado di diagnosticare la fine. Voglio dire: vado dal dottore e quello manco per il mal di testa mi sa dare certezze ("prenda questo, dovrebbe farglielo passare"), ma quando si tratta di prevedere la morte, di gettare la spugna ed arrendersi, non si sbaglia, si va con sicurezza.
Terribile.

25 luglio 2008

Pensieri un po' tetri

Purtroppo ieri pomeriggio mi è toccato di partecipare ad un funerale. In questi casi, durante la cerimonia in chiesa, l'atteggiamento che cerco di tenere è sempre lo stesso, una non partecipe rispettosa compostezza. Ovviamente durante quel tempo mi ritrovo la testa piena di pensieri chiaramente non molto allegri.
Uno di questi è la constatazione di un fatto ovvio ma carico di tristezza: più passano gli anni, più aumenta la frequenza con cui si partecipa a funerali. Invecchiamo, i nostri parenti invecchiano, i parenti dei nostri amici pure, e sono sempre di più quelli che man mano arrivano in fondo al viaggio. Ricordo che prendevamo in giro mia nonna perché andava ad almeno una sepoltura alla settimana.
L'altro pensiero che mi ha fatto compagnia in quel momento, oltre a quelli più ovvi legati all'evento in sé, si è poi tradotto in una frase musicale che mi sono indecentemente ritrovato a canticchiare mentalmente (solo mentalmente) durante buona parte della funzione.
Sono arrivato a pensare a quel pezzo riconoscendo che tra le persone lì presenti, c'erano diversi amici che per un motivo o per l'altro ormai mi ritrovo a incontrare solo ai funerali. Sono persone con cui ho condiviso tantissimo un tempo, con cui sono cresciuto, con cui ho in comune esperienze e momenti importantissimi della mia vita, ma che ora saluto, abbraccio e vedo sono in queste tristi occasioni.
L'affetto nei loro confronti non è cambiato per nulla e tutto sommato, anche se la situazione non è delle migliori, mi fa piacere vedere, sapere che stanno bene. Amici, insomma.
E pensando a questa cosa mi è venuta in mente la frase di una canzone che mi ha colpito nella sua originalità e che, pur essendo una cosa che forse non si dovrebbe dire, secondo me rivela un forte senso di affettività proprio verso quelle persone a cui si continua a tenere nonostante la distanza.
La frase è questa:
"Even though I haven't seen you in years, yours is a funeral I'd fly to from anywhere"
("Anche se non ti ho visto per anni, il tuo è un funerale verso cui volerei da qualsiasi posto")
(da These few presidents, di Why?)

22 luglio 2008

Ci passa? Non ci passa? Ma sì che ci pa....

Quello che succede in questo video è successo pure a me. Con conseguenze un po' meno catastrofiche e con una bicicletta al posto della roulotte.
Ma il concetto non cambia poi tanto

http://view.break.com/534959 - Watch more free videos

21 luglio 2008

Dargen D'Amico - Di Vizi Di Forma Virtù

Innanzitutto deve piacerti l'hip-hop. E già questo è un problema. Fondamentalmente per due ragioni. Primo perché è un genere dopato dalla massiccia presenza di quei gansta-buzzurri che addobbati di collane e denti d'oro, circondati da figone incredibili e sottomesse, sembrano quasi monopolizzarlo, almeno sui canali più consueti di programmazione musicale. E secondo perché, trattandosi di un genere apparentemente semplice, è pieno di gente che si dice "non so cantare e non so suonare, allora faccio l'hip-hop, tanto son buoni tutti", ma questo tutto sommato è lo stesso problema che ebbe il punk. Resta comunque il fatto che l'hip-hop è forse l'unica vera novità di genere della musica degli ultimi decenni.
Comunque, diciamo che il genere ti piace, ma che sei abituato ad ascoltare roba americana, in inglese, e allora il suono è pieno di gonna, wanna, fuck, yeah e c'mon.
E allora subentra un ulteriore problema: ascoltare un pezzo hip-hop in italiano ti mette di fronte alla piena comprensione del testo, la musica (o meglio, l'accompagnamento) sfuma in secondo piano e vengono a galla i significati, e in prima battuta l'effetto è spiazzante. Non te lo aspetti, ti lascia stranito, in pochi minuti arrivi a chiederti: ma che è 'sta boiata?
Ma poi ti trattieni dal premere lo STOP e ti dici che in fondo non è che i vari "I gonna fuck ya, oh yeah" siano poi sempre dei testi così pregni. E allora fai finta di essere un ragazzotto americano che i testi li capisce al volo, senza traduzioni di mezzo e ti lasci trasportare dalle canzoni.
Questo è grossomodo quello che mi è capitato ascoltando questo discone. Un doppio con 35 pezzi, un paio d'ore di musica e di rime senza peli sulla lingua, ficcanti e toccanti, con qualche pennellata pop e qualche caduta di stile, ma pure con vette altissime, testi intelligenti pur nella loro saltuaria rozzezza, e più che altro suoni e ritmi di gran classe.
Questo succede soprattutto nel CD1, dove Dargen si avvale di diverse collaborazioni (nomi sconosciuti a me, ignorante) il cui apporto è davvero notevole nel creare basi e sonorità preziosissime.
Un disco anomalo nella mia discoteca, non ho molti altri esempi di questo genere, ma davvero bellissimo, una di quelle cose che ti fa temere di esserti perso un sacco di cose interessanti a snobbare il filone.
Rimedieremo, rimedieremo...

4 luglio 2008

È ora di vacanze

Vado in vacanza per due settimane due.
Un po' di coordinate:
Luogo
qui

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Disco dell'estate
Dargen D'Amico - Di Vizi Di Forma Virtù
Italico hip-hop un po' truzzetto, ma sicuramente di gran valore. Ho solo paura che i miei compagni di viaggio non apprezzeranno molto, e ciò potrebbe limitare le mie scorribande sonore.

Libro dell'estate
Don De Lillo - Underworld
Non che sia particolarmente estiva come lettura, ma probabilmente ci metterò tutta la stagione per leggerlo. Ne dicono un gran bene, vedremo.

Ciao gente, ci si sente fra una quindicina di giorni.

A quando le corna dall'oblò?

Avete presente i piloti, quei figoni in divisa che tanto affascinano le donne e che tutti noi uomini almeno qualche volta abbiamo invidiato? Sono belli, superiori, alteri, eleganti, raffinati, no? E poi guidano mezzi veloci ed sofisticatissimi, mica vetturette o camion come noi buzzurri in autostrada.

O no? Sentite questa cosa.

3 luglio 2008

Un consiglio

Ieri mattina mi ha dato la notizia un mio amico fino all'altra settimana incallito fumatore: ho smesso di fumare!
Qualche mese fa un altro mio collega, un tizio da 30 sighe al giorno[*], e di quelle pesanti pure: ho smesso di fumare!
Non "ho ridotto", "sto cercando di", "dovrei proprio", no, hanno proprio smesso di botto, e a vederli non si direbbe neanche che ne patiscano.
Entrambi hanno letto questo libro qua, che a detta loro (e pare di altre migliaia di persone) ha avuto effetti straordinari, superiori alle scettiche aspettative con cui entrambi ne avevano iniziata la lettura.
Quindi io, da ex fumatore incallito che ben conosce i vantaggi del gettare via pacchetti e accendini, non posso non consigliarlo a chiunque abbia un minino a cuore il proprio cuore (e polmoni, e alito, e denti, e pelle delle dita, e, dicono pure, virilità, e...).
E di entrambi questi miei conoscenti (e a leggere le recensioni in giro, sembra non essere prerogativa solo loro) mi ha impressionato favorevolmente l'entusiasmo e l'aria di trionfo con cui dicevano "ho smesso". Voglio dire, non quelle scene di astinenza dolorosa e sofferente che uno si aspetta da chi abbandona una dipendenza pluriennale, ma un gioioso e giustificato orgoglio personale.
Preciso, io quando smisi non lo feci con questo libro, ma in seguito ad una decisione maturata una mattina dopo una sera di eccessi nicotinici: mai più ho detto e mai più è stato.
Però se pure a voi, anche solo vagamente, qualche volta è venuto in mente che tutto sommato sarebbe meglio smettere di fumare, pare che questo libro possa darvi il modo di farlo decisamente e definitivamente.
Se proprio non ne avete intenzione, ovviamente no, non serve. Così dicono.

P.S. No, non ho preso soldi dall'editore per scrivere queste cose.

[*] Aggiornamento: Mi ha contattato e mi ha corretto: erano 40 le sighe quotidiane!

Veramente una bella notizia

Senza parole:

2 luglio 2008

Periodo di stanca

È un periodo che sto un po' trascurando il mio bloggettino. Impegni, testa distratta, poco tempo e un pizzico di pigrizia ne sono le cause a contorno, ma più che altro sono ancora fiero di aderire al motto "se non hai niente da dire, sta pure zitto". E in effetti non è che in questo momento abbia chissà cosa da comunicare.
Però per non lasciare del tutto immobile il blog (quando ci penso mi vengono sempre in mente i bellissimi cespugli rotolanti dei deserti americani. Ho anche scoperto che si chiamano salsola tumbleweed) scrivo qualche riga in merito a ciò che sta passando nel mio lettore cd in questi giorni.
Syd Barrett - The madcap laughs
Album meraviglioso, parto di una mente al limite del baratro psicotico. In quel momento era ancora di qua, poi precipitò. Lampante dimostrazione di quanto la tecnica e le iper produzioni non contino un tubo, la musica bella viene da menti ispirate, tutto il resto sono orpelli.
Evangelista - Hello, Voyager
Altro straordinario esempio di artista maudit. Ne ho scritto un post dedicato, ma ancora non si allontana dal mio lettore.
Miles Davis - Ascenseur Pour L'echafaud
Ogni volta che ascolto Miles Davis alle prese con cose così, non riesco a fare a meno di chiedermi "Ma quanta classe aveva 'sto tipo?". Immenso, bellissimo.
Hercules and Love Affair - s/t
Per rilassare i nervi a ritmo unza-unza. Bello però eh, mica roba tamarra (beh, non proprio, dai).
Mozart - String quartets K. 465 "Dissonance", K. 458 "The Hunt" & K. 421
Ebbene sì, ogni tanto ascolto pure queste cose. Bellezza allo stato più puro, perfetto. Ogni altro mio commento sarebbe irriguardoso.
Burial - s/t
Il primo lavoro del best album 2007. Bellissimo pure questo, un po' meno di Untrue, ma ascoltarlo era comunque doveroso.
Eddie Vedder - Into the wild OST
Il film è meglio, ma comunque l'album non è male. Va molto forte in famiglia.