23 aprile 2009

Il dubbio potere delle preghiere

Notizia gustosa (se non avesse dei risvolti davvero tragici) che non mi trattengo dal copia-incollare:

Il potere della preghiera. Il pilota tunisino che schiantò in mare un ATR della Tuninter nel 2005, causando la morte di 16 persone, è stato condannato a 10 anni di carcere insieme al copilota. Invece di eseguire le procedure di ammaraggio d'emergenza, il pilota iniziò a pregare. A quanto pare, questo tipo di richiesta di soccorso non fu molto efficace (Reuters.comBBC).

22 aprile 2009

Dente - L'Amore non è bello

Un album che contiene quasi esclusivamente canzoni melodiche che parlano d'amore.
Detta così è roba da fare accapponare la pelle, ma Dente (nome d'arte di tal Giuseppe Piveri da Fidenza) ha una sensibilità e una capacità di gestire questi argomenti triti che il risultato è un disco piacevolissimo. E il fatto che possa risultare gradito anche alla ragazzina che manda sms traboccanti di "k" di fianco a voi sul pullman non ne sia un problema.
Il modo in cui Dente tratta l'amore è poi piuttosto originale (vedi il titolo dell'album) e gode di quella rara e per me sempre intrigante capacità di coglierti sempre un po' di sorpresa che riesce a tenerti incollato al testo per non perderti la prossima strofa.
Sono testi surreali e ironici (quando non sfociano nel sarcasmo) costruiti con sapienza e con una musicalità  talmente efficace da apparire leggerissimi, da canticchiare sotto la doccia o facendosi la barba (io lo faccio). Le sue canzoni hanno infatti anche il pregio di essere appiccicose come le caramelle buone e sono di quelle capaci di rimanerti addosso per tutto il giorno come quei motivetti "che ti girano in testa". 

Inoltre questo album è in testa alle classifiche di casa mia, ovvero, soprattutto nei trasferimenti in auto, è uno dei dischi che accontentano un po' tutti. Naturalmente mi pongo la questione se questo sia un pregio o un segnale di mediocrità, data l'età media del mio nucleo familiare (che  per l'esattezza corrisponde, a oggi, a quella di un diciottenne, quasi diciannovenne).
Voglio dire: musica che piace anche ai bambini è buona musica o no?
Non so, dipende. Di certo i gusti dei bambini sono decisamente semplici, è difficile fare digerire loro qualcosa di non orecchiabile, ma pure le strutture, sia melodiche che testuali, devono essere davvero ben congegnate per non perdere la loro attenzione.
Ma questo lo fanno pure le canzoncine di Cristina D'Avena, direte.
Certo, però, per avere un vero successo dalle mie parti, il disco deve piacere pure a me (ché io la Cristina la faccio volare fuori dal finestrino al primo passaggio su un ponte) e questo, il fatto di piacere "a grandi e piccini", è indubbiamente un pregio che non si può non riconoscere all'ottimo Dente.
Per cui, se cercate qualcosa di interessante ma non troppo pesante, divertente senza fare troppo il cialtrone, ascoltabile senza essere la solita cosa da Sanremo e facile da fischiettare durante le operazioni di pulizia personale... io ve l'ho detto.

21 aprile 2009

Vikas Swarup – Le dodici domande

È il libro da cui hanno tratto il film Il Milionario, l’acchiappa-Oscar 2009 (ne ha vinti 8, che non è un record, ma è già un bel risultato).
A chi ha visto anche solo il trailer del film la trama non dovrebbe essere ignota, comunque si racconta la storia di Ram Mohammad Thomas, un diciottenne indiano di estrazione umilissima che in una trasmissione tipo la nostra Chi Vuol Essere Milionario (il format mi sa che è uguale uguale in  tutto il mondo, cioè tutto il pianeta si sorbisce la stessa sbobba televisiva) arriva a vincere un miliardo di rupie[*].
Un tale vincita da parte di un ragazzino così misero desta qualche sospetto, soprattutto a chi quei soldi non li vorrebbe affatto scucire. Così all’inizio del libro il protagonista viene arrestato dalla polizia e molto rudemente invitato a confessare che lui le risposte le ha azzeccate grazie ad un imbroglio.
Interviene un avvocato a prendere le sue difese e con lei Ram Mohammad Thomas si confida raccontando la propria storia. Lo schema narrativo si struttura quindi in questo modo: ogni capitolo del libro è relativo ad una delle dodici domande a cui lui rispose durante il quiz (che lui e l’avvocatessa rivedono su DVD) e per ognuna viene narrato un periodo della vita del protagonista che giustifica il fatto che lui quella risposta la potesse effettivamente sapere. In questo modo, a spezzoni disgiunti viene raccontata tutta la sua rocambolesca ed avventurosa vita.

È un libro tutto sommato leggerino ed agile, appassionante se si vuole, non un capolavoro, ma piuttosto gradevole. Di sicuro è molto interessante per chi, come me, è quasi del tutto ignorante della cultura indiana, dei suoi strani meccanismi, la spiritualità, la povertà, la ricchezza,  la storia, l’orgoglio, le lotte, la crudeltà, l'ambizione…
Alcune critiche gliele potrei anche muovere, ma tutto sommato sono cose da poco, che non indeboliscono di molto il valore del romanzo. A patto però di prenderlo come una favola contemporanea, non come una storia assolutamente realistica.

[*]Mi sono informato: al cambio attuale fanno più di quindici milioni di euro. Però la rupia fino ad un paio di anni fa era fortemente svalutata rispetto ad oggi. Il libro è del 2005, quando un miliardo di rupie corrispondevano alla ben più modesta cifra di 22.000 dollari.
Il film, che è del 2008 parla di 20 milioni di rupie.

20 aprile 2009

Nel paese dei balocchi

La scorsa settimana l’ho trascorsa in vacanza a Parigi.
E ho fatto pure una capatina ad Eurodisney.
Sembrava assolutamente ovvio, sembravo essere l’unico sul pianeta a non considerarlo tale.
Mi spiego: chi non mi conosce sappia che ho tre marmocchi di età compresa tra gli 1 e i 7 anni e quindi, chi invece mi conosce e veniva a sapere del mio prossimo viaggio nella Ville Lumiere, mi diceva immancabilmente “Ah, quindi vai a Eurodisney”.
Senza punto interrogativo, senza interlocuzione, senza inflessioni dubitative.
Una certezza: vai a Parigi con la famiglia, quindi vai pure a Eurodisney.
E quello che più mi ha lasciato sorpreso è che questa associazione la facevano tutti, ma proprio tutti, tanto che alla fine è diventata quasi una barzelletta (“Ho detto a Tizio che vado a Parigi” “Ti ha detto che vai a Eurodisney!” indovinavano quelli con cui avevo condiviso il mio stupore).
Beh, alla fine pare proprio che fossi l’unico al mondo a non considerarlo scontato (per quanto non mi opponessi eh, solo non mi sembrava così ovvio) e allora ci sono andato con tutta la marmaglia a seguito.
Tipo diario di viaggio, riporto disordinatamente qui sotto qualche considerazione che mi è venuta da fare a riguardo.

Costa un botto: 42 euro i bambini, 50 gli inevitabili adulti accompagnatori (mica li puoi mandare da soli).  È vero che costa meno del concerto di Springsteen che andrò a vedere a Luglio, ma, a parte il fatto che non tollero paragoni tra il Boss e Pippo&Pluto, il punto è che secondo me pure i concerti costano davvero troppo. Ma comunque ai concerti io ci vado da solo o con chi vuole vedere il concerto assieme a me, senza accompagnatori.
Secondo me dovrebbero inventare la formula “accompagnatore”: non hai diritto a utilizzare nessuna attrazione, ma non paghi niente.
“See, bravo te” m’han detto. Il fatto è che i dei fantastiliardi che incassano quotidianamente, la maggior parte è per pagare il biglietto di chi ci va solo per accompagnare altri.

Non è per adulti. Questa mia affermazione è abbondantemente smentita da migliaia di maggiorenni divertitissimi da ogni cosa. E dalla presenza di adulti che non sono lì ad accompagnare nessun altro che non se stessi. Il fatto è che per problemi di flussi (vedi punto successivo) le attrazioni che potrebbero interessare anche gli adulti (che mi rifiuto di credere che sulla giostra di Dumbo ci vadano davvero volentieri, anche se ne ho visti con i miei occhi) durano davvero troppo poco, non abbastanza da permettere un vero divertimento per i grandi.
Per esempio, mi dicono che da questo punto di vista Gardaland sia meglio. Io non lo so, là non ci sono stato.

Le code sono da suicidio. Giuro che in un caso mi sono messo a cronometrare: 57 minuti di coda per un giro di 1 minuto e 26. Praticamente un rapporto coda/divertimento di 40/1. insostenibile, se non fosse che uno ha speso quella cifra là, e allora i giri se li fa tutti, non ci sono storie.
Va detto però che io ci sono andato in piene vacanze di Pasqua, un momento che credo sia davvero di massima affluenza.
E va pure detto che gli sforzi per ridurre i tempi e la noia delle code sono encomiabili: operazioni di accesso/uscita alle giostre gestite in maniera efficientissima, tempi ridotti delle attrazioni per consentire un maggior flusso di persone, intrattenimento per chi aspetta, una cosa che si chiama FastPass che in pratica è una prenotazione (prendi un biglietto che ti dice di presentarti all’ingresso dopo 3 ore e a quel punto non farai più coda, o molto poca), belle serpentine strette al punto giusto da scoraggiare i furbi e abbastanza compatte da non farti vedere che la coda che stai per fare è lunga centinaia di metri…
Io qualche idea su come ridurle ulteriormentece l’avrei (per esempio con numerini tipo al supermercato).  Ma quella gente non è affatto stupida (vedi punto successivo) e il problema delle code lo affronta seriamente. Per cui immagino ci abbiano già pensato e l’abbiano scartato per qualche buon motivo.

Professionalità. Va bene che siamo lì tutti per divertirci, ma quando uno magari ha affrontato un viaggio di mezzo continente e i prezzi di cui sopra (c’ho proprio la fissa), non vuole scazzi, tutto deve funzionare perfettamente. E tutto funziona perfettamente, davvero (a parte le code…). E sono tutti gentilissimi, efficienti, disponibili, informati.
Ripeto, date le premesse uno lo pretenderebbe, ma poi fa davvero piacere vedere che effettivamente è così, che non devi fare valere i tuoi diritti con qualche litigio o incazzatura. Non ce n’è bisogno, i poveri cristi vestiti da paggetti che trovi in giro per il parco (perché a lavorare conciati così sono proprio dei poveri cristi), sembra provino davvero piacere a lavorare per il tuo divertimento. Non è scontatissimo se ci pensate.

Quel baraccone deve costare davvero un botto. È fatto davvero bene, niente da dire. Tutto curatissimo, le aiuole fiorite, le siepi tagliate a perfezione, i castelli di pietra che resisterebbero ad un’atomica, i personaggi travestiti (Pippo, Pluto, Cenerentola, Biancaneve, Minnie, e tutti gli altri) credibili e non goffi come uno si potrebbe aspettare, musica dappertutto (quella musica di merda dei cartoni, ma lì cos’altro puoi aspettarti?), tutto curato nei minimi dettagli.
Per dire: guardavo i lampioni. In ogni area del parco sono intonati allo stile dell’ambientazione (regno della fantasia, avventura, spazio,…) e sono belli solidi, ben fatti. Non me ne intendo, ma diciamo che possano costare 200 euro (tipo questi). Ce ne saranno almeno 1000. Ecco, solo per i lampioni, che sono un dettaglio che a uno non verrebbero neanche in mente, ma che sono indispensabili, spendono 200.000 euro.
E i lampioni lì dentro sono niente.

La parata è spettacolare. Premetto che non l’ho vista, ero con Lorenzo in coda per un giro nello spazio. Ma dai racconti di Monica e Carlotta (sempre per chi non mi conosce: moglie e figlia), è stata forse la cosa più bella di tutta la giornata. Tutti i personaggi in parata per il parco con musica a palla. Detto così sembra un’americanata, ma dai racconti è stata una cosa davvero emozionante.
Niente da dire, ci sanno fare.

Questo è il mio resoconto, ora vedetevela un po’ voi se andarci o no.
E per quel che mi riguarda continuerò a non dare per scontata l’associazione Parigi-Eurodisney.

1 aprile 2009

Running in the rain

In generale in questo luogo vorrei evitare di vantarmi delle mie imprese personali. Però ogni tanto alcuni “fatti miei” qui li racconto e dato che questa cosa sta inesorabilmente diventando un mio chiodo fisso, faccio un’eccezione e ve la propino lo stesso.
Alcune settimane fa ho iniziato ad andare a correre durante la pausa pranzo lavorativa. Ho cercato di dare a questa attività una disciplinata regolarità più a causa di un cerebrale entusiasmo (vedi Le mie brucianti (ed effimere) passioni) che per un qualche fioretto o serio proposito.
Così, da allora, tre giorni alla settimana svesto abito, camicia e cravatta per infilare pantaloncini e scarpette e correre prima per le vie del centro e poi, finalmente tra i meravigliosi viali del Parco del Valentino.
Chiaro che anche dopo un inizio difficoltoso (anni e anni di sedentarismo pesano, eccome), dai e dai, i primi risultati non possono non venire. La corsa ha infatti il vantaggio, rispetto a (forse tutti) gli altri sport, di essere un’attività del tutto naturale, che non richiede tecnica. Corri e vai, non c’è altro[*].
E ora finalmente inizio a godermi i primi risultati. Che non hanno niente a vedere con il cronometro (i tempi di noi novellini fanno ridere), ma con la soddisfazione di percorrere una distanza decente ad un ritmo decente senza massacrarmi di fatica, ma godendomi ciò che sto facendo e con la sensazione che proprio a volerlo potrei fare ancora meglio. Un po’ come un bel giro in bicicletta, per dire.
Oggi poi pioveva e ho avuto modo di mettere a prova la mia determinazione: vado o non vado? Vado ovviamente, vado.
E sono andato pure bene, sempre meglio insomma.
La cosa più bella poi, a parte la corsa in sé, è stato lo stare sotto la pioggia. Ho realizzato che anche questo erano anni che non lo facevo più: essere all’aperto, con la pioggia che ti infradicia, piombando ripetutamente nelle inevitabili pozzanghere, senza curarmene minimamente, senza dover cercare un riparo, un ombrello e lasciando che l’acqua mi scivolasse addosso, come quella volta, secoli fa, che ci mettemmo a giocare a pallone in piazza sotto un autentico nubifragio. Secoli fa.
Sono rientrato alla base zuppo come il proverbiale pulcino, ma con addosso tante e tali belle sensazioni da avere voglia di cantare dalla gioia.
Singin’ in the rain, appunto.

[*] Sì, vabè, ad alti livelli la tecnica c’è. Ma la particolarità della corsa è che questa viene dopo, quando sei già fortissimo e vuoi ancora limare qualche secondo, al contrario di altri sport dove prima impari i movimenti, poi inizi ad usarli (vedi tennis, nuoto, sci, basket, calcio,…)[**]
[**] Già, forse pure il ciclismo su strada è tipo la corsa, a meno che imparare ad andare in bicicletta si possa considerare un apprendimento tecnico alla stregua del tennis

31 marzo 2009

Adriano Modica - Il Fantasma Ha Paura

Come mi aspettavo il secondo disco (ma pubblicato per primo e bla-bla-bla..., vedi post precedente) di Modica è anch’esso bellissimo.
Un po’ più contemplativo, un po’ più sofisticato di Annanna, ma davvero un gran bel disco.

Tra l’altro, mi sono accorto che nello scorso post non ho indicato il sito da cui si possono scaricare aggratis entrambi gli album.
I pigri, che neanche a cercare su Google, lo trovano qui: http://www.adrianomodica.it/discografia.html

27 marzo 2009

Adriano Modica - Annanna

A proposito di musica italiana.
Adriano Modica non compare nella compilation che ho segnalato qualche giorno fa, ma è una scoperta che ho fatto da poco e che nel mio piccolo ritengo doverosissimo divulgare e consigliare più che caldamente.
Il percorso tramite cui sono arrivato a scoprirlo è tortuoso e non vale la pena ricostruirlo qui, se non per evidenziare quanto sia immeritatamente nascosto quello che mi pare essere davvero un bel gioiello dell’italica musicografia, di quelli che meriterebbero invece 20 passaggi al giorno in radio, presenze ripetute nei più disparati talk-show e diffusione costante in supermercati e centri commerciali (dove invece regna sovrana la nauseabonda coppietta Povia-Arisa), altrochè.
E invece, se non scavi un po’, non ne vieni a conoscere nemmeno l’esistenza. Probabilmente è anche il suo modello di distribuzione (di cui parlerò sotto, perché merita) ad aiutarlo a mantenersi anonimo, ma qui si evidenzia ancora una volta una spiacevole stortura del mondo discografico.
La musica di Modica è intelligente, raffinata e per nulla banale, pur senza mai sconfinare in difficoltosi sperimentalismi, testi molto ben curati e sapientemente arrangiata.
Il suo genere l’ho visto definire “cantautorato”, ma per essere meno vaghi lo si potrebbe collocare in una zona che sta tra il miglior Gazzè, Radiohead (l’ombra lunga di Paranoid Android su Il Settenano di pietra), CSI, Tiromancino e perfino una spruzzata di Syd Barret. Detto così, però, come al solito non dice molto.
Non resta che ascoltarlo, semplicissimo.
Già, ascoltarlo è davvero semplicissimo. La coraggiosa scelta fatta da questo artista è infatti quella di mettere a disposizione per il download gratuito dal suo sito tutti i suoi album (per ora 2, più un EP), con licenza Creative Commons, che tra l’altro ha scelto in una delle sue forme più aperte. Cioè basta citarne la paternità e non alterarlo, poi ci si può fare quel che si vuole, dal semplice ascolto all’utilizzo nel jingle della prossima BMW.
La scelta, oltre che ad essere encomiabile (dal punto di vista dell’arte-per-tutti) è pure davvero coraggiosa: non solo l’ottimo Adriano non ci guadagna un centesimo di un lavoro per nulla artigianale, che deve avere richiesto un notevole impegno di tempo e risorse, ma pure, senza qualcuno che nel classico modello musicale ha interesse (economico) a diffondere e pubblicizzare il suo lavoro, rischia di rimanere a lungo ed immeritatamente nell’ombra.
Appunto.
Ultima considerazione: Annanna è il primo album di una trilogia che ha in Il Fantasma Ha Paura come secondo capitolo (il terzo è ancora da pubblicare). Però Il Fantasma è stato pubblicato un paio d’anni fa, mentre Annanna rimaneva chiuso in un cassetto. Poi pure lui ha visto la luce e io l’ho scoperto.
Ora mi sono scaricato Il Fantasma e mi ci dedicherò nel fine settimana. A leggere le recensioni che ne avevano fatto ai tempi sembra ottimo pure questo. Non ne dubito.
Ne dirò.

23 marzo 2009

Pocket Rugby

Lorenzo gioca a rugby.
La notizia, in sé irrilevante, ha dell'eclatante fondamentalmente per due ragioni.
La prima la coglie al volo chiunque conosca Lorenzo. Chi non lo conosce sappia che il mio primogenito settenne ha sicuramente una predisposizione per gli sport e per l'attività fisica, ma questa predisposizione è per lo più orientata verso il fondo, la corsa, i salti, la ginnastica, non certo per un'attività "pesante" come il rugby. In altre parole: neanche 25 kg, distribuiti tra pelle, ossa e qualche muscoletto agile. Nient'altro.
E poi perché nella calciofila Italia, non pensavo neanche fosse possibile fare qualche partitella, figuriamoci trovare strutture, squadre e allenatori, soprattuto dalle nostre parti, che nel nord-est pare vada un po' meglio.
Comunque, succede che un certo Glauco, omone grande e grosso con tanto di barbone e capelli lunghi, dirigente della Moncalieri Rugby, abbia scelto la scuola di Lorenzo per selezionare il suo vivaio di giovani speranze, e che quindi, in orario scolastico (doveroso plauso alle compiacenti maestre) svolga qualche allenamento che finalmente in questo periodo si è concretizzato nei primi veri e propri incontri: le partite!
Così domenica mattina ci siamo recati a questo campetto in provincia dove ci era stato detto di trovarci.
Ripeto, forse sono troppo convinto della natura calcio-centrica dell'italia, ma vedere quanta gente c'era che girava tra spogliatoi, campi e strutture annesse mi ha davvero piacevolmente sorpreso. Bambini e ragazzini di tutte le età vestiti fondamentalmente come calciatori, a parte qualche caschetto e paradenti, che, buffi e appassionati come sono i bambini, si passavano quei palloni enormi (non penso sia la misura regolamentare, ma sono comunque molto grandi per le loro braccia) e provavano ad ingaggiare sfide di spinta ("facciamo a spingerci?") a mo' di riscaldamento.
Poi sono iniziate le partite. I due campi erano divisi in zone di dimensioni adatte all'età dei giocatori, per cui contemporaneamente se ne svolgevano 4. La vista di insieme era uno spettacolo: zuffe movimentatissime di bambini urlanti, incitati dagli allenatori (in campo per i più piccoli) a loro volta urlanti e con i genitori a bordo campo che davano il loro contributo al fracasso generale.
Per la cronaca le sfide della squadra di Lorenzo si sono risolte piuttosto bene per loro (3 vittorie su 4) con gran divertimento di tutti, diverse botte e perfino qualche accenno di gioco vero in quella che era generalemente un accapigliarsi disordinatamente intorno alla palla. In pratica le loro partite sono una sorta di rugby semplificato: niente mischie, ogni azione riprende da un ingaggio in cui le squadre si trovano una di fronte all'altra a distanza di un paio di metri, fischio dell'arbitro e via con la rissa verso la meta...
E infine, cosa più importante di tutte, ho visto quei bambini, tutti, ricevere lezioni inculcate piuttosto duramente:
  • lo sport è divertente, ma faticoso (ma divertente, ma faticoso,...)
  • non rispettare le regole è pericoloso per sé e per gli altri
  • il gioco di squadra è praticamente obbligatorio ("quelli non sono forti: non passano mai" ho sentito dire negli spogliatoi)
  • gli arbitri hanno sempre ragione e non si discute mai, anche quando non si capisce perché hanno fischiato (perchè anche a livello giovanile vale il discorso che le regole del rugby sono maledettamente complicate. Questa, per dire, è una versione sintetica)
  • il coraggio è una cosa molto importante, sicuramente utile
  • a fine partita gli avversari non sono più tali, ma compagni di sport (l'idea del terzo tempo la si cerca di inculcare fin dagli inizi, anche se effettivamente mi rendo conto che sia difficile "fare amico" il tizio che ti ha quasi fracassato tre minuti fa).
Qui sotto tre delle fotografie scattate dall'entusiasta papà durante gli eventi:

Lorenzo (senza divisa nera per un disguido tecnico) tenta una fuga verso la meta. Il suo impeto verrà violentemente arrestato pochi metri dopo.

Grande meta della Moncalieri Rugby (il pallone è tra le braccia del giocatore in maglia nera, invano trattenuto da due avversari)

Furiosa maul a centro campo

18 marzo 2009

Consiglio per gli acquisti

Alla Fnac, stanno dando via per un tozzo di pane gran parte del catalogo Blue Note.
Lì in mezzo ci sono dei capolavori che valgono davvero un tesoro e vengono via a 5 euri.
Non so quanto duri la pacchia, per cui affrettatevi.
Poi, se manco a questo prezzo siete d'accordo a comprare i CD, allora non avete davvero più  scuse.

Consiglio di lettura

Se avete letto Carver e vi è piaciuto, vi consiglio caldamente di leggere uno stupefacente articolo che Alessandro Baricco ne scrisse diversi anni fa. Si racconta di quale sia la genesi del suo stile minimalista che ha in qualche modo rivoluzionato il modo di scrivere racconti (e non solo, si pensi all'Altman di America Oggi).
Poi ieri Baricco è tornato sull'argomento, in occasione dell'uscita di un nuovo (postumo, ovviamente) particolarissimo libro del grande americano.
Questo nuovo articolo lo si può leggere qui.

Ah, e se non avete mai letto Carver, beh, leggetelo, è ora.
[occhio però: qualcuno lo adora, ma a parecchi fa schifo. Non è ovviamente obbligatorio finire nella prima categoria]

13 marzo 2009

AA.VV. - Il Paese È Reale

Il nome di qualche cantante o gruppo italiano, forza al volo!

Se quelli che vi sono venuti in mente sono solo i soliti Liga-Vasco-Jovanotti-Ramazzotti-Pausini-Nek-Tizianoferro-Zucchero-Bocelli-Zero-Celentano-Elisa-... , beh, in effetti qualcosa ve lo state perdendo.
Dopo Sanremo è uscita questa compilescion, il cui titolo è lo stesso della canzone che gli Afterhours hanno presentato proprio lì (eliminati alla prima serata!) e che ne costituisce il primo brano.
Tutti gli altri pezzi (19 in tutto) sono ognuno di un gruppo/artista diverso del panorama più o meno sotterraneo della musica del nostro paesello.
I personaggi coinvolti sono questi:

Afterhours (Il paese è reale)
Paolo Benvegnù (Io e il mio amore)
Marco Parente (Da un momento all’altro)
Dente (Beato me)
Cesare Basile (Le canzoni dei cani)
A Toys Orchestra feat. Luca D’Alberto (What you said)
Reverendo (California)
Calibro 35 (L’uomo dagli occhi di ghiaccio)
Il teatro degli orrori (Refusenik)
Roberto Angelini (Tempo e pace)
Beatrice Antolini (Venetian hautboy)
Zu (Maledetto sedicesimo)
Zen Circus (Gente di merda)
Marco Iacampo (Che bella carovana)
Mariposa (Le cose come stanno)
Settlefish (Catastrophy liars)
Disco Drive (The giant)
Marta sui tubi (Mercoledi)
Amerigo Verardi + Marco Ancona (Mano nella mano)

Non tutti possono piacere, chiaro, ma sono tutti piuttosto bravi, e sicuramente in questa lista chiunque può fare la sua bella scoperta.
Non ho capito perché, ma questo cd si trova solo da fnac (negozio reale o on-line). Ho visto un'intervista in cui Manuel Agnelli parlava di un "esperimento distributivo". Mah...
Comunque costa solo 9,90. Oppure si trova "sui soliti canali", ovvio.
In ogni caso vale la pena di ascoltarlo e poi magari approfondire la conoscenza di qualche nome tra i tanti.

11 marzo 2009

Baby we were born to run

Con un solo titolo due argomenti:
1. Ho comprato i biglietti per andare a vedere il Boss a Luglio. Saranno cent'anni che non vado ad un concertone, mi dovrò preparare.

2. Ho iniziato a correre. Giuro che la concomitanza con l'aver assistito agli europei indoor di Atletica è solo una coincidenza, il proposito l'avevo fatto diversi giorni prima.
L'esito della prima uscita è stato quasi drammatico. Riporto qui il resoconto che ne ho fatto su un forum di runners (sì, perché chiaramente questa è la mia nuova bruciante passione):

Da più parti ho letto che la passione per il running è contagiosa. Per quanto mi riguarda la colpa è di mia moglie. Dopo tre gravidanze ha deciso di utilizzare la corsa come attività per rimettersi in forma. Da allora è stata presa dalla febbre del running, si alza la mattina presto per andare a correre, ignora pioggia e neve e ignorerebbe pure gli acciacchi stagionali se non fosse che il medico le proibisce di correre con la tosse… E naturalmente non fa che parlare di correre, correre, correre.
E così alla fine è riuscita a coinvolgere pure me.
In questo periodo ho come tempo libero solo la pausa pranzo, così facevo finta di non avere possibilità fino a quando mi hanno detto che una palestra compiacente vicino al mio ufficio permette l’accesso a docce e spogliatoi per una cifra più bassa dell’abbonamento regolare. Perfetto.
Mi iscrivo, mi procuro dei pantaloncini decenti (erano l’unico accessorio che mi mancava in questo mite inizio di primavera) e programmo la mia corsa.
E qui è stato il tragico errore. Iniziare l’attività senza avere prima consultato questo forum!
Chiedo a un mio collega: “Che percorso fate?”. Lui me lo descrive e mi dice che saranno 6 o 7 km, io ne ipotizzo uno un po’ ridotto rispetto a quello, intorno ai 5km.
Il giorno dopo vado alla palestra, mi cambio e parto al trotto.
Tragedia!
L’ultima volta che avevo corso non ero così!!! Mi sentivo pesante, legnoso, dopo poche centinaia di metri avevo già il fiatone. Ero così deluso da me stesso (chissà in che condizioni pensavo di essere) che ho deciso di stringere i denti e andare fino alla morte. E quindi ho concluso il percorso con una fatica bestiale, ma senza mollare mai, tranne per un paio di centinaia di metri camminati a metà tragitto.
Stanco, sudato, solo con un dolorino alle gambe, ero comunque abbastanza soddisfatto della mia caparbietà. Dopo la doccia e il rientro in ufficio il dolorino è però diventato un gran male alle gambe, e oggi cammino a malapena, tanto mi fanno male (vedi avatar[1]).
Ad una verifica su Google Earth risulta che ho corso per più di 7 km!
Inutile dire che mia moglie non ha ancora smesso di darmi del “solito esagerato incosciente” e che io mi sto ancora dando del cretino, soprattutto dopo avere letto i consigli che date qui (e a cui in effetti ogni persona dotata di buon senso dovrebbe arrivare da sola…). Vabbè, buttiamo via la giornata di ieri. Oggi sto fermo e domani pure (non avrei tempo, neanche se volessi). Riprendo dopodomani, con un'altra testa. Prometto.

[1] Come avatar del forum ho scelto un'mmagine che rappresenta la formula dell'acido lattico

9 marzo 2009

Chiamale se vuoi emozioni

Ieri, a capo di un’allegra e alquanto chiassosa brigata (il sottoscritto e moglie, i due figli “grandi” e un nipote) sono andato a vedere la giornata conclusiva degli Europei Indoor di Atletica Leggera. A mia memoria e tanto per fare due chiacchiere, riporto qui qualche pensiero che mi è frullato per la zucca durante e dopo la manifestazione.

Emozioni. Erano anni che non mi esaltavo così per una prestazione sportiva. Tutto l’andamento della giornata in effetti sembra sia stato studiato per renderla il più entusiasmante possibile: nelle prime gare di italiani non si vedeva manco l’ombra. Tutti russi, tedeschi, moldavi, polacchi… e di tutine azzurre manco una.
Non importa però, perché una delle cose più belle di questi sport è che il tifo c’è, ovvio, semo itajani e tifamo azzuri, ci mancherebbe, però non si tifa contro. Per cui è capitato più volte di gridare di meraviglia e di applaudire da spellarsi le mani per un salto di un tedesco, il getto del peso di un polacco (impressionante Majewski), lo sprint di un portoghese…
E poi gli italiani sono spuntati, prima senza azzeccare un risultato, poi con un bronzo, poi con un argento e un bronzo nella stessa gara e infine l’apoteosi dell’oro nell’ultima gara in programma, la staffetta 4x400 maschile. Ho urlato a squarciagola ad ogni frazione e ogni volta che passavano sotto di noi e quando Licciardello ha superato due avversari sull’ultimo rettilineo ed è arrivato primo al traguardo ho saltato, urlato, gioito come un folle (Carlotta da sotto mi guardava un po’ preoccupata…). E con me tutto il palazzetto. Memorabile.

L’impianto. Sarà pure partigiano orgoglio torineis, ma la zona dove sorge l’Oval, e l’Oval-Lingotto stesso sono davvero spettacolari. È un piacere andarci e un piacere passarci la giornata.

Le atlete. Per me le mezzofondiste sono le donne più ben fatte del mondo. Indubbiamente.
Penso poi che il discorso valga anche al maschile, magari spostandosi in categorie più muscolose, ma non posso esprimermi.

Gli atleti. Uscendo dall’impianto a fine gare, era pieno di atleti in tuta che si stavano organizzando per il rientro, tranquilli, quasi tutti sorridenti. Mi ha toccato vedere la vincitrice della medaglia di bronzo di salto in alto ferma ad aspettare il pullman della federazione su un marciapiedi del parcheggio. Ai piedi la scatola con il dono fatto ai vincitori e il rituale mazzo di fiori. Immagino che la medaglia la tenesse nelle mani in tasca, in ogni caso non l’ho vista. Ho incrociato il suo sguardo e ho spremuto le meningi alla ricerca di qualcosa da dire, un gesto da fare, solo per comunicarle la mia ammirazione.
Niente.
Ho rimediato con un sorriso e una specie di saluto. Lei ha ricambiato.
Quando penso ai calciatori…

Lo sport di nicchia. Fortunatamente fuori dai nostri confini non è così, ma qui siamo talmente calcio-centrici che qualsiasi altro sport diventa praticamente underground. Come certa musica.
E proprio al paragone musica underground-atletica leggera volevo arrivare: assistere alla gare di ieri è stato come andare a vedere certi concerti di gente ben al di fuori dai circuiti mainstream. Poca gente (vabbè, diverse migliaia e palazzetto quasi pieno, ma non certo le decine di migliaia degli stadi del calcio), competentissima (ascoltare i commenti della gente che ti sta intorno equivale grossomodo a seguire la telecronaca del mitico duo Bragagna-Monetti), civilissima, simpatica, orgogliosa della propria “diversità”, appassionata, rispettosa (durante gli inni delle premiazioni, tutti in piedi e composti; e durante le fasi di partenza delle gare di sprint il silenzio era impressionante).
E l’atteggiamento dei protagonisti: ci sono certamente le eccezioni, soprattutto a livello mondiale o olimpico, ma quello che ho visto ieri del tutto simile a quello dei musicisti indie: prima e dopo le gare (=il concerto) sono in mezzo al pubblico a chiacchierare, tranquillissimi. 
“Già, perché tu ascolti musica di gente sfigata. Chi vuoi che se la fili, oltre a te e a quei quattro sciamannati che vanno a ‘sti concerti?” dice quella spiritosa di mia moglie.
Ora, visto che lei in fondo è la vera appassionata di famiglia, le potrò rispondere: “Proprio come l’atletica: spettacolo per intenditori”.

6 marzo 2009

Il naso di Pinocchio

Tanto tempo fa, quando il tempo libero era molto e la mente aveva spazio per ragionare l'irrilevante, mi ero appassionato di paradossi.
Ora quelle premesse lì sono venute meno, ma ciononostante, quando ne scorgo uno il mio emisfero sinistro ha un sussulto e come un piccolo masochistico piacere godo dei cortocircuiti che si innescano tra i miei neuroni.
Rispondete alla seguente domanda: il naso di Pinocchio si allungherà?

3 marzo 2009

Junot Diaz - La breve favolosa vita di Oscar Wao

Erano parecchi anni che non leggevo un romanzo di origine sudamericano-caraibica. Ogni volta che mi avvicinavo ad uno di essi, sapevo e temevo che avrei trovato dosi massiccie di:
saga familiare
magia
sensualità.
Non che non mi piacciano questi ingredienti, sia da soli che nello stesso romanzo, però è un po' come le saporite spezie di quelle regioni: pur essendo buone possono venire a noia e ti passa la voglia di mangiarne, o meglio, disponendo di alternative, finisci col non sceglierle più. E grossomodo è quello che mi era capitato con la letteratura di laggiù.
Poi, dopo avere letto La Strada, che aveva vinto il premio Pulitzer nel 2007, sono andato a vedere chi lo avesse vinto nel 2008, e ho trovato Oscar Wao.
Rispetto agli ingredienti di cui sopra, questo romanzo non si distingue particolarmente, saga familiare e sensualità sono al centro di tutta la narrazione, mentre per fortuna di magia ce n'è davvero poca (fortuna mia, intendo, dato che un intervento tipo deus ex machina di qualche fatto soprannaturale potrebbe essere capace di farmi gettare un libro nel camino senza esitazioni).
Gli ingredienti inusuali sono invece innanzitutto il fatto che buona parte del libro si svogle nel New Jersey, poi una narrazione spumeggiante e spesso sboccacciata e un continuo riferimento in stile nerd alla letteratura fantasy e fantascientifica.
Il protagonista, Oscar Wao, affetto da un'obesità intollerabile, è infatti un autentico nerd amante di questi generi, e pure la voce narrante (che poi risulta essere un suo per così dire amico, nonché saltuario fidanzato della sorella) deve conoscerli parecchi, dato l'uso frequentissimo che ne fa durante tutto il romanzo.
Oscar quindi trascorre la sua esistenza tra il piacere della scrittura, l'ambizione di diventare un grande scrittore di fantascienza (Wao è la storpiatura di Wilde, nomigliolo che gli viene affibbiato proprio per il suo amore per la scrittura) e la disperazione per la sua verginità senza rimedio. Quest'ultima situazione è particolarmente aggravata dal fatto di essere originario di Santo Domingo, isola i cui abitanti si fanno gran vanto di essere formidabili scopatori. Com'è possibile dunque che proprio lui, con quel sangue che gli scorre nelle vene, non sia in grado di avere alcun rapporto decente con una femmina qualsiasi?
Il romanzo poi divaga spesso e volentieri sulla storia recente di Santo Domingo, storia su cui incombe costantemente l'ombra del terribile dittatore Trujillo e di tutte le sue inenarrabili malefatte, le cui vicende si intrecciano violentemente più volte con la famiglia di Oscar.

Non credo che questo libro mi abbia fatto riaccendere il fuoco per la letteratura latino-americana, ma di certo mi ha permesso di rigustarne i sapori e le atmosfere in modo divertente. È un bel libro, molto moderno nello stile narrativo ma senza perdersi troppo in certi sperimentalismi da romanzo contemporaneo.
Unica osservazione: se non siete amanti dei generi fantasy&fantascienza (come non lo sono io) e se non siete dei buoni conoscitori dello spagnolo (come non lo sono io), la lettura potrebbe essere un po' pesante. A fondo libro ci sono però due vocabolari che risultano utili per districarsi nelle continue citazioni e riferimenti. Questo sistema è però un po' pesante, non mi piace particolarmente dovere continuamente saltare alle ultime pagine del libro per capire quello che sto leggendo. Il fatto è che le note a piè pagina sono già utilizzate per dare i riferimenti storici e biografici ai momenti narrativi.

27 febbraio 2009

Il dolce pianto della chitarra

Dire che While My Guitar Gently Weeps è la più bella delle canzoni dei Beatles è indubbiamente una presa di posizione iper-snob. Probabilmente più snob delle classiche sparate "Il primo album è la loro cosa migliore" o "Erano bravi fino a che non hanno avuto successo, poi sono diventati commerciali" da affibbiare ad ogni gruppo (che non siano i Beatles).
Perché While My Guitar Gently Weeps è una delle pochissime canzoni firmate da George Harrison e, a dire che nello sterminato e bellissimo repertorio dei Fab4 la gemma migliore è proprio una canzone non partorita dal duo Lennon-McCartney, sembra di volere fare gli originali a tutti i costi. Gli iper-snob appunto.
Stasera l'ho proposta in macchina ai due bimbi più grandi, alla ricerca di qualcosa che potesse essere adatto anche a loro. Quando sono partite le prime note, da parte loro è caduto un silenzio tanto insolito quanto assoluto e l'abbiamo ascoltata tutti rapiti, senza fiatare dall'inizio alla fine.
Ora: non so se sia il caso di fare l'iper-snob e dire che è la più bella canzone dei Beatles. Ne hanno scritte di magnifiche e non credo di essere in grado di fare una classifica, ma sicuramente While My Guitar Gently Weeps è una delle più belle canzoni della storia della musica.
Sicuramente.

25 febbraio 2009

Dälek - Gutter Tactics

Il nuovo album dei Dälek è una vera bomba, se ti piace un certo hip-hop detto avant. Quando la musica è poco meno che musica e il ritmo è molto più che ritmo. Cupo, pulsante, potente.
Non l'ho ancora ascoltato per bene per cui non posso dirne molto, ma la prima impressione è davvero favolosa.

Pirateria

24 febbraio 2009

Call me Haragei

Per la serie "L'incredibile diffusione di giochini inutili su Internet":
Dicono che si stia diffondendo un nuovo meme, che consiste nel crearsi, tramite Wikipedia & Co. il nome della propria band, titolo dell'album e immagine della copertina.
In pratica funziona così:
Titolo album: ultime 4 o 5 parole dell'ultima citazione della pagina in una ricerca casuale su Quotationpage.
Immagine di copertina: terza foto mostrata con la ricerca "Explore last 7 days" su Flickr.
Io ho giocato, e quello che ne è venuto fuori è questo:

Che è il risultato di:

Figo, no?
Insomma, se dovessi entrare nel mondo della musica, l'essenziale ce l'avrei bello e pronto.

20 febbraio 2009

John Martyn (1948-2009)

Anche questa è una scoperta che faccio post-mortem.
In ogni caso penso che chi (colpevolmente, come me) ignorava l'esistenza di questo signore quand'era in vita, dovrebbe colmare la lacuna e andarsi a recuperare gli splendidi lavori che ha realizzato nel corso di una lunga e travagliata carriera.
Naturalmente io sono ben lungi da averne esplorato l'opera omnia, ma quello che ho sentito è davvero magnifico.
Siamo in un territorio piuttosto originale, ma che a volerlo incasellare occorrerebbe inserirlo nello scaffale del folk-rock-jazz-soul suonato e cantato benissimo. Bel pastiche, vero? Sì, ma davvero bello, fidatevi.
Io ho iniziato da Bless the Weather (molto bello), poi con Solid Air (bellissimo) eInside Out (non mi esprimo ancora, ma sta andando benissimo).
Di seguito, tanto per dare qualche indicazione, riporto i giudizi che il buon Scaruffi [*] dà di tutti i suoi lavori:
-London Conversation (1968), 6/10 
-The Tumbler (1968) , 6/10 
-Stormbringer (1970) , 6/10 
-The Road To Ruin (1970), 6.5/10 
-Bless The Weather (1971), 7/10 
-Solid Air (1973), 7.5/10 
-Inside Out (1973), 8/10 
-Sunday's Child (1975), 7/10 
-One World (1977), 6.5/10 
-Grace And Danger (1980), 6.5/10 
-Glorious Fool (1981), 5/10 
-Well Kept Secret (1982), 5/10 
-Sapphire (1984), 5/10 
-Piece By Piece (1986), 6/10 
-The Apprentice (1990), 6/10 
-Cooltide (1991), 6.5/10 
-And (1996), 5/10 
-The Church With One Bell , 4/10

[*] Per chi non conoscesse Scaruffi: tenete presente che è molto tirchio di voti, per cui un 8/10 è un voto molto molto alto.